L'IMPERO ALL'APICE: La Tabula e il Ponte di Traiano alle Porte di Ferro

Traiano come Optimus Princeps - Glyptothek - Monaco di Baviera



INTEGRAZIONE AL POST 22/11/2018

Ho avuto modo di visitare la mostra dedicata all'imperatore Traiano, allestita negli omonimi mercati a Roma. Una consistente sezione dell'esposizione è stata dedicata al Ponte di Traiano sul Danubio, del quale è stata proposta una ideale ricostruzione sui dati in nostro possesso, le cui foto posto di seguito. Inoltre ho potuto ammirare da vicino il calco della Colonna Traiana in cui si ipotizza la raffigurazione dell'immane opera e di cui riporto le fotografie.








Ricorre oggi il 1900esimo anniversario della morte dell'imperatore Traiano, una tra le figure più importanti dell'intera storia romana, nonchè l'uomo che spinse il limes dell'Impero al suo apice storico.

Per ricordarne le gesta vogliamo ricordare un sito che si trova molto lontano dalla città di Roma ma che ancora oggi rimane a testimoniarci la grandezza dell'Impero e del suo massimo esponente di quei tempi.

Il Danubio presso le Porte di Ferro, una gola al confine tra Romania e Serbia, punto di partenza della campagna contro i Daci - inizio del II secolo


Con il nome di "Porte di Ferro" è indicata una stretta gola, che attualmente delimita il confine tra Romania e Serbia, in mezzo alla quale scorre il Danubio. Qui, intorno al 33 - 34 d.C., i genieri romani intagliarono, all'interno delle rocce, una prima strada che lambiva il corso del grande fiume, in quel punto considerato molto insidioso. All'inizio del II secolo, nel corso della Campagna contro i Daci, Traiano fece ricostruire questa importante arteria costeggiando la riva destra della gola fino ad arrivare in un punto più pianeggiante. In questo punto l'imperatore fece edificare dal fido architetto Apollodoro di Damasco un ponte, il primo costruito sul basso corso del Danubio. 

Busto di Apollodoro di Damasco - Glyptothek Monaco di Baviera. Fidato architetto di Traiano, progettò le Terme di Traiano, l'Odeon di Domiziano, il Porto traianeo a Porto (Fiumicino) e, naturalmente, la Colonna Traiana


Il Ponte di Traiano fu, per molto tempo, il più lungo ponte ad arcate mai costruito al mondo. Cassio Dione ci riferisce che il ponte era costituito da "20 pilastri in pietra quadrangolare di 150 piedi di altezza escluse le fondamenta e di 60 di larghezza. Questi sono distanti 170 piedi l'uno dall'altro e sono collegati da archi" per le odierne misure di circa 1.100 metri di lunghezza, 19 metri di altezza e 15 metri di larghezza. Secondo Cassio Dione questa fu l'opera più importante realizzata da Traiano. 

Riproduzione con Il ponte sul Danubio (?) effigiato sulla Colonna Traiana. Interessante notare i segmenti d'arco poggianti sui piloni in muratura


Apollodoro di Damasco, per la costruzione, utilizzò archi in legno poggiati su venti piloni in muratura di mattoni, malta e pozzolana alti circa 45 metri e distanziati tra loro di 38 metri. Ad ogni estremità era presente un castrum (fortificazione) attraverso il quale era obbligatorio accedere per poter attraversare il ponte.


Ricostruzione ideale e dettaglio del ponte di inizio Novecento


Un'iscrizione commemorativa, detta Tabula Traiana, ci ricorda ancora oggi sulla sponda serba del Danubio questa imponente opera. L'epigrafe, intagliata nella roccia su una lunghezza di 3,20 m e un'altezza di 1,80 m, è ornata con due delfini alati, rose a sei petali e un'aquila dalle ali spiegate. Il testo ci ricorda che: 

« IMP(erator) CAESAR DIVI NERVAE F
NERVA TRAIANVS AUG(ustus) GERM(anicus)
PONTIF(ex) MAXIMVS TRIB(unicia) POT(estate) IIII
PATER PATRIAE CO(n)S(ul) III
MONTIBVS EXCISI[s] ANCO[ni]BVS
SVBLAT[i]S VIA[m r]E[fecit] »

«L'imperatore Cesare Nerva Traiano Augusto, figlio del divo Nerva, vincitore dei Germani, Pontefice Massimo, quattro volte investito della potestà tribunizia, Padre della Patria, Console per la terza volta, scavando montagne e sollevando travi di legno questa strada ricostruì. »

La Tabula Traiana oggi

....e come appariva nel suo sito originale


L'ambiziosa opera venne edificata in un tempo relativamente breve. Ciò lascia ipotizzare una deviazione del fiume, che in quel punto a causa delle cateratte non permetteva una navigazione sicura, attraverso la costruzione di un canale. Nonostante le fonti antiche non ci abbiano trasmesso testimonianze in tal senso, un'epigrafe rinvenuta nel 1969 durante alcuni lavori di escavazione d'argilla sembra confermare l'avvenuta costruzione di un canale:

IMP CAESAR DIVI NERVAE F / NERVA TRAIANVS AVG GERM / PONT MAX TRIB POT V P P COS IIII / OB PERICVLVM CATARACTARVM / DERIVATO FLVMINE TVTAM DA / NVVI NAVIGATIONEM FECIT
«[...] Traiano [...] deviato il fiume a causa del pericolo delle cateratte rese sicura la navigazione sul Danubio».

Del ponte, che Cassio Dione definisce finalizzato solamente alla campagna bellica contro i Daci, rimangono soltanto sette pilastri più i ruderi dei due piloni d'accesso situati sulle due rive del Danubio. Le cause della sua rovina, così come l'epoca in cui cessò di svolgere le sue funzioni, non ci sono note. 

Ruderi dei piloni di accesso al ponte sulla riva rumena del Danubio


La costruzione di una diga, realizzata tra il 1963 e il 1972, avrebbe minacciato di sommergere per sempre le vestigia romane, già sfiorate dalle acque del Danubio. La tavola venne così smontata e rimontata 50 metri più in alto in modo da garantirne la visibilità anche dopo i lavori.

Oggi la tavola e i resti del ponte fanno parte di un parco nazionale e sono tutelati alla pari del patrimonio naturalistico a testimonianza del culmine dell'Impero toccato durante il regno di Traiano.

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