ATTILA NON INVASE L'ITALIA PER EVITARE LA MALARIA? Forse...ma non ditelo ad Algardi



Alessandro Algardi - incontro tra papa Leone Magno e Attila - Basilica di San Pietro

L'intenzione era di scrivere tutto un altro post. Poi, però, stamattina mi sono imbattuto in questo lancio ANSA e il risultato è stato questo articoletto su Algardi. Il lancio ANSA di cui sopra, mette in dubbio, nonostante le innumerevoli congetture da dimostrare, la salvifica opera di persuasione da parte di papa Leone Magno nei confronti di Attila, lo spietato re degli Unni, distolto dal progetto di invadere l'Italia grazie alle parole dello stesso pontefice e dall'apparizione dei santi Pietro e Paolo. 


Alessandro Algardi

Alcuni archeologi americani, dopo l'avvenuto ritrovamento presso la villa romana di Poggio Gramignano in Umbria, di alcune tombe di bambini deceduti tra IV e V secolo con molta probabilità a causa di un'epidemia di malaria, hanno ipotizzato che Attila e il suo esercito sarebbero potuti essere stati messi in fuga proprio dal dilagare del morbo nell'Italia centrale. In considerazione di quanto già detto, nel 452, a Mantova, papa Leone Magno, senza troppi aiuti dall'alto, avrebbe quindi più umanamente consigliato ad Attila di risparmiare la nostra penisola dalla razzia al fine di evitare una morte certa a causa della malaria? Chissà... 

Alessandro Algardi - incontro tra papa Leone Magno e Attila - (modello in stucco) scalone dell'oratorio di San Filippo Neri - foto da catalogo.fondazionezeri.unibo.it 


In attesa di risposte maggiormente esaustive nel merito, mi è subito venuta in mente la pala dell'incontro tra S.Leone Magno con Attila di Alessandro Algardi che, nel corso degli anni, ho avuto la fortuna di vedere addirittura in tre versioni. La prima, quella originale, marmorea, scolpita tra il 1646 e il 1653, si trova nella basilica di San Pietro ed è, senza ombra di dubbio, una delle più famose opere scultoree del barocco romano per realismo e sobrietà.

La seconda, che è il modello in stucco della pala sita nella Basilica Vaticana, si trova invece nello scalone dell'Oratorio dei Filippini, adiacente alla Chiesa Nuova, versione in cui è particolarmente accentuato il drammatico dinamismo tipico dello scultore bolognese.

Ercole Ferrata, Santi Loti e Giovanni Artusi - Incontro tra papa Leone con Attila (particolare) argento, bronzo dorato e marmo - Palazzo reale di Madrid


La terza versione, in argento, bronzo dorato e marmo e della quale dell' Algardi venne ripreso il disegno, venne realizzata tra 1657 e 1659  dal suo allievo Ercole Ferrata e da Santi Loti e Giovanni Artusi, che fusero il prezioso metallo. Come se non bastasse, anche Pietro da Cortona volle dare il suo contributo a questo mirabile gioiello, realizzando la cornice in cui la micro pala è incastonata. La opera venne utilizzata come dono diplomatico da parte del cardinale Francesco Barberini per il re di Spagna Filippo IV e a tutt'oggi è possibile ammirarla in quel di Madrid.

Ercole Ferrata, Santi Loti e Giovanni Artusi - cornice di Pietro da Cortona -  Incontro tra papa Leone con Attila  argento, bronzo dorato e marmo - Palazzo reale di Madrid

Anche se non possiamo affermare quale sia il limite di confine tra storia, leggenda ed agiografia, ci limitiamo ad onorare l'opera del grande Algardi, il quale, speriamo, non ne abbia a male qualora un giorno qualche archeologo scoprirà che Attila non scese in Italia a causa del santo intervento di papa Leone ma solamente per paura di buscarsi la malaria... 

PER APPROFONDIRE

Una sala troppo piccola per tutti e due: Algardi vs Bernini nel Palazzo dei Conservatori  



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