UNA SALA TROPPO PICCOLA PER TUTTI E DUE: Algardi vs Bernini nel Palazzo dei Conservatori


Innocenzo X - Alessandro Algardi - Musei Capitolini Roma - con questa scultura l'artista bolognese si guadagnerà i favori di casa Pamphilij


Alessandro Algardi giunge a Roma da Bologna nel 1625. Ha 27 anni e nonostante nella sua città natale non abbia lasciato molte tracce, è comunque un artista maturo. Di formazione letteraria, in gioventù preferisce intraprendere la strada che porta all'Accademia di Ludovico Carracci. Inizialmente orafo, apprezzato ritrattista e principalmente scultore, Algardi si mette in luce presso la corte dei Gonzaga a Mantova, città in cui rimane per quattro anni dal 1620 al 1624.

Ritratto di Alessandro Algardi

A Roma deve intraprendere subito una dura gavetta iniziando dal restauro delle statue antiche. Il suo compito è quello di aggiungere le parti mancanti ai mutili marmi ellenistico-romani. Questo lavoro lo porta a studiare la scultura classica e ad affinare anche la lavorazione del gesso e dello stucco. Al tempo stesso, mentre l'attenzione dei romani è tutta concentrata su Gian Lorenzo Bernini, artista di punta della famiglia pontificia dei Barberini, Algardi tesse rapporti di amicizia e scambia pareri con altri artisti che, come lui, sono venuti nell'Urbe a cercare fortuna artistica e, perchè no, anche qualche compenso soddisfacente.

Innocenzo X - busto di Alessandro Algardi


Nel giro che conta viene introdotto da un valente pittore, peraltro suo concittadino, di nome Domenico Zampieri, più famoso come il Domenichino che, oltre ad insegnargli molti trucchi del mestiere, nel 1628 lo propone per due statue in stucco della Maddalena e di San Giovanni Evangelista in San Silvestro al Quirinale. In questo periodo Algardi viene a contatto con un altro valente scultore, il toscano Francesco Mochi, che a San Silvestro ha già eseguito altre due statue.

Donna Olimpia Maidalchini - busto di Alessandro Algardi


La tenue ma diffusa luminosità dei marmi del Mochi rappresenteranno la svolta artistica di Algardi, il quale mescolerà questo gusto al "movimento" tipico della statuaria ellenistica per contrapporsi ai drammatici e tipicamente barocchi chiaroscuri delle opere scultoree di Bernini. Uno scontro dapprima ideale ma che nel 1649 diventa addirittura diretto.

Gian Lorenzo Bernini - statua di Urbano VIII - Musei Capitolini Roma


Infatti con l'ascesa al soglio di Pietro di Innocenzo X, avvenuta giusto un anno prima, Bernini perde lo status di artista principale della famiglia pontificia, ruolo che aveva rivestito con estremo successo sotto il precedente papato di Urbano VIII. Al tempo stesso Algardi, complici anche alcuni manovre non proprio da gentleman, riesce a soffiare proprio al Mochi una commissione importantissima: quella del senato romano per la realizzazione di una statua in bronzo di Innocenzo X da collocarsi all'interno della sala degli Orazi e dei Curiazi, nel Palazzo dei Conservatori in Campidoglio.



Ironia della sorte, nella medesima sala, è già presente da qualche anno una statua in marmo di Urbano VIII opera proprio di Gian Lorenzo Bernini. Elegantemente maestosa nel gesto benedicente, nello sguardo quasi "teatrale" del pontefice e con un forte chiaroscuro conferito dal panneggio degli abiti pontificali, questa scultura è una tra le opere più celebri del geniale artista napoletano. Una scultura che in un gesto riassume il carattere magniloquente e barocco del papato di marca Barberini.



Algardi non può che proporsi in controtendenza: il chiaroscuro delle vesti pontificali c'è ma al tempo stesso ritroviamo quel forte movimento delle stesse, dato caratteristico della sua scultura. E poi il gesto benedicente di Innocenzo, vivace ma al tempo stesso anche confidenziale, come la sua espressione. Un'imponenza poco teatrale ma sommessa, più vicina all'umano che al divino.

Un fine "duello" tra due grandissimi uomini d'arte che abbiamo la fortuna di osservare ogni volta che mettiamo piede nei Musei Capitolini. Le due statue si fronteggiano ormai da secoli nella stessa sala e, in questo contrasto di bellezza, a distanza di tanti anni rimane quasi impossibile decretare con certezza chi, tra Algardi e Bernini, ne esca  definitivamente vincitore.


      

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