OLTRE CAPO NORD (C'E' PARIGI) - DAY# 3 - COMO - FREIBURG IM BREISGAU
DAY# 3 - COMO - FREIBURG IM BREISGAU 360 km
Oggi mi sveglio con la
soddisfazione di aver dormito per 8 ore di seguito senza mai svegliarmi e con
la certezza di aver detto arrivederci all’emicrania che mi aveva colpito in
serata. I nostri tempi, come al
solito, sono molto stretti e dopo una colazione fugace, smontiamo tutto il
nostro armamentario per ritrovarci, puntualissimi, alle 9.40 preparati per la
partenza.
Una stradina di circa 5 km ci conduce alla frontiera
di Ponte Chiasso, in pratica un’appendice di Como. Lo storico checkpoint, ritratto su innumerevoli cartoline, si
trova nel bel mezzo di un piazzale, proprio in mezzo alle abitazioni. Dobbiamo
fermarci qualche minuto per svolgere le pratiche doganali. Infatti la Svizzera non fa parte
dell’Unione Europea e, quindi, per circolare, come ricordatoci da un gendarme
al posto di confine, dobbiamo munirci di carta verde, un documento che assicura
la nostra Opel 1.1 anche all’estero.
La dogana di Ponte Chiasso |
Espletata questa
formalità ci concediamo un giretto a Chiasso con l’obiettivo tipico
dell’italiano medio: fare il pieno di carburante in territorio elvetico. E
l’idea, naturalmente, non può essere che giusta considerato che la benzina a 95
ottani (in tutta l’Europa del Nord la
Super si chiama così) costa circa 1750 lire al litro. Dopo
aver fatto ubriacare la nostra automobile realizziamo che il viaggio vero e
proprio sta iniziando da questo punto.
Prendiamo l’Autostrada
N.2 in direzione nord ed il Canton Ticino ci apre le sue porte in tutta la sua
bellezza tra spianate di pratoni smeraldini che hanno come quinta, all'orizzonte, le candide pareti alpine.
Fino a Lugano il percorso è tutto pianeggiante mentre raggiunta la città di
Bellinzona cominciamo ad andare in salita. Naturalmente il fondo autostradale è
tutt’altra cosa rispetto alle strade statali che abbiamo percorso durante i
primi due giorni di viaggio e la velocità di crociera più elevata ci permette
di fare molti più chilometri. Nel frattempo il paesaggio assume connotazioni
propriamente alpine: case con tetti spioventi, campanili aguzzi e superate le
località di Biasca e Faido, in prossimità del paesino di Airolo, ci ritroviamo
sotto l’imponente massiccio alpino del Gottardo.
Questo muro di circa 3000 metri d’altezza
comporta il passaggio dell’omonimo traforo, una galleria lunga 17 km . La presenza di lavori
in corso ci costringe a percorrere il tunnel su un’unica corsia divisa per
senso di marcia da una serie di birilli. Il traforo del Gottardo è uno degli
snodi autostradali più importanti d’Europa in quanto consente la comunicazione
diretta tra l’Italia, la parte occidentale della Germania, il Belgio ed i Paesi
Bassi. Morale della favola, su una sola corsia transitano motociclette,
automobili, tir, pullman e qualsiasi genere di veicoli che rendono la galleria
piena di fumo e l’aria irrespirabile.
![]() |
Il tunnel del Gottardo |
Dopo aver percorso l'intero traforo con i finestrini sigillati, sbuchiamo nel cantone di Uri che ha
per stemma un bue con l'anello al naso. Siamo in Svizzera tedesca e, anche
dall’autostrada, questo cambiamento risulta molto palpabile. Le case sono quasi tutte
di legno. Ci accorgiamo fin da subito che, nonostante gli sbalzi altimetrici ed
il passaggio di uno tra i più importanti trafori del nostro continente, la
qualità delle autostrade svizzere è ineccepibile. Non ci sono caselli perchè il
pedaggio si paga tramite l’acquisto di una “vignetta” adesiva da apporre sul
vetro della macchina, il fondo stradale non ha alcuna imperfezione e, in caso
di forti pendenze, come nel caso di uscita dal tunnel del Gottardo, alcuni
dossi strategici e l’onnipresente avviso di Radar Uberwachung (controllo
autovelox) costringono gli automobilisti a rispettare scrupolosamente i limiti
di velocità. Bisogna comunque aggiungere che, contrariamente all’uso italico,
da queste parti nessuno ti flasha con i fari piombandoti dalle retrovie direttamente sul culo della macchina durante la
fase di sorpasso. L’attenzione ai limiti di velocità è scrupolosissima, anzi direi quasi religiosa.
Stemma del Canton Uri |
Superato il Gottardo,
l’arco alpino si apre lasciando spazio a vallate verdissime dove spiccano tanti
specchi d’acqua contornati da qualche collinetta. Il sole splende
sulle casette di legno e si riflette sull’acqua dandoci un senso di serenità
indescrivibile. In questo quadro degno di una pubblicità della cioccolata
Milka, facciamo sosta ad Hergiswil, una località sul Vierwaldstaettersee famosa per la fabbrica di vetro Glasi, oggi attrazione turistica. Una
veloce passata al cambio per scoprire che il franco svizzero non è poi così
malvagio e di corsa al supermercato per le compere di base.
![]() |
Hergiswil |
In Svizzera i prezzi vengono direttamente stampati sulle confezioni
direttamente dalle case di produzione senza ausilio di altre etichette (non so se ancora oggi è così). Alla
cassa cerco di farmi capire esordendo con un incerto tedesco da emigrante.
Niente da fare. Gli svizzeri, come un pò tutte le popolazioni alpine germanofone,
parlano un miscuglio incomprensibile di dialetti che, alla meglio, variano di
vallata in vallata. L’importante, però, è che sono riuscito a fare scorta di
cioccolata. Arrivare fin qui e nemmeno acquistare qualche souvenir di questo
tipo, sarebbe stato un peccato mortale.
Prima di ripartire,
issiamo con orgoglio, sul lunotto posteriore, un cartello preparato a penna da
Maurizio. La scritta recita “On the road to Nordkapp. From Caput Mundi to the
Europe’s edge” (sulla strada di Capo Nord. Da Caput Mundi all’estremità
dell’Europa). Ci lasciamo le Alpi alle spalle: passiamo Lucerna, il Sempachersee
ed il bivio di Egerkingen finchè l’A 2 non ci porta a Basilea, ultima città
svizzera prima del confine con la Germania. Me la immaginavo diversa Basilea, tipo
una città con la stazioncina dei trenini Lima. Nulla di tutto questo. Siamo nel
cuore industriale della Svizzera e qui la fanno da padrone le grandi case
farmaceutiche. Inoltre la tangenziale cittadina è un susseguirsi di rampe,
gallerie e di indicazioni stradali. Siamo al centro dell’Europa e la prima cosa
che balza all’occhio è che da qui si può raggiungere, nel medesimo tempo, sia la Germania che la Francia. La periferia
di Basilea, infatti, confina proprio con queste due nazioni!
![]() |
Il cartello parla chiaro: Basilea (Basel) si trova tra Francia e Germania |
Il fiume Reno (stavolta è
quello di Wagner) marca la frontiera con la Germania. Nessun
controllo, nessuna guardia ad aspettarci. Rientriamo in UE: il primo paese
tedesco si chiama Weil am Rhein, praticamente una continuazione di Basilea ed
una prosecuzione del porto svizzero sul fiume. La sponda occidentale del Reno,
quella opposta a noi, si trova invece in territorio francese. L’Autostrada N.2
si trasforma in Autobahn N.5 che accompagnerà le nostre sorti fino al confine
con la Danimarca.
Il volto "industrial" di Basilea |
Prima constatazione
fatta in terra di Germania: le autostrade sono gratis. Niente caselli,
niente vignette: paga il Governo. Immancabile la battuta di Maurizio: “Ma te ce
lo vedi Amato che ce paga le autostrade?”. Mi è praticamente impossibile
rispondergli in maniera affermativa. Seconda constatazione: i tedeschi hanno
una diversa percezione, rispetto a noi, dei limiti di velocità. In autostrada
c’è una velocità massima di 130
km/h che diventano 60 nelle tangenziali in prossimità
delle grandi città. Nei paesi si può invece scendere fino a 30 km/h . E non crediate che
se andate oltre la velocità consentita non se ne accorga nessuno. Un radar è
sempre pronto a scattarvi una bella foto e qualche poliziotto in motocicletta a
servirvi una multa salata.
Riusciamo ad avanzare
ancora per un centinaio di chilometri. La strada è tutta in piano, tra verdi
distese ed innumerevoli cespugli. Nel primo pomeriggio decidiamo di fermarci a
Friburgo, che in tedesco si chiama Freiburg im Breisgau, nel Land del Baden
Wurttenberg. Inevitabilmente risentiamo della fatica accumulata nel corso dei
primi due giorni di viaggio e decidiamo che Friburgo, fino a mercoledì, sarà la
nostra casa.
Commenti
Posta un commento