LE DIMENSIONI DELL' "HOROLOGIUM AUGUSTI"


Molti lettori della pagina e del blog avranno senz’altro sentito nominare il famoso Horologium (o Solarium) Augusti ovvero la Meridiana di Augusto. Per chi invece non ne ha mai sentito parlare, procedo con una breve sintesi.
Per Orologio di Augusto s’intende una grande meridiana, probabilmente realizzata dal matematico Facondio Novo, la quale era sita nella Regio di Campo Marzio. Gli studi più recenti effettuati nel merito di questo importante reperto archeologico, hanno portato gli archeologi a sposare in maniera quasi unanime la tesi per cui essa fosse costituita da una linea di bronzo incastonata su delle lastre di travertino e lunga circa 75 metri.

Horologium Augusti - simulazione dell’Istituto di Informatica dell’Università dell’Indiana- USA, prof. Bernard Frischer - da http://www.ingauber-meridiane.it

L’obelisco che oggi si trova in Piazza Montecitorio, originario di Heliopolis (Egitto), risalente al 595-589 a.C. e dedicato al faraone Psammetico II, portato dallo stesso Augusto a Roma intorno al 10 a.C., rappresentava probabilmente lo gnomone che produceva l’ombra sulla meridiana.
L’Orologio non ebbe lunga vita: da quanto si suppone, esso probabilmente smise di funzionare già pochi decenni dopo la sua realizzazione a causa dalle periodiche inondazioni del Tevere e dei relativi accumuli di grandi quantità di detriti sul tracciato della meridiana, mentre per quanto riguarda le sorti dell’obelisco, la critica è divisa. Una parte degli studiosi ritiene che esso riuscì forse a rimanere in piedi forse fino all’invasione dei Goti (VI secolo), mentre un'altra sposerebbe la tesi secondo la quale il monolite sarebbe rimasto eretto addirittura fino all’XI secolo, quando sarebbe crollato a terra spezzandosi in cinque frammenti.


Gli stessi vennero ritrovati all’inizio del Cinquecento e, nonostante i tentativi effettuati dai vari pontefici al fine di erigerlo nuovamente, l’impresa riuscì soltanto quasi trecento anni dopo il rinvenimento, quando Papa Pio VI, nel 1792, fece restaurare l’obelisco innalzandolo successivamente nel luogo in cui ancora oggi si trova.
La Meridiana, della quale da secoli se ne conosceva l’esistenza, tornò invece alla luce nel 1979, quando l’archeologo tedesco Edmund Buchner iniziò ad effettuare scavi in via del Campo Marzio all’altezza dell’attuale civico 48. Effettivamente l’opera di scavo portò a una scoperta sensazionale: a 6,30 metri circa di profondità emerse un lastricato in travertino dove erano impressi con lettere in bronzo i nomi in caratteri greci delle costellazioni zodiacali. Infatti si leggono in maniera nitida: “ΩΝ” (parte della parola leon) “ΠΑΡΘ” ( Parthenos”), “ΟΣ” (krios, ariete) e “ΤΑΥΡ” (tauros), oltre a indicazioni stagionali o meteorologiche, come “ethesiai pauontai” (cessano i venti etesii) e “qerous arch” (inizio dell’estate).


L’aspetto più interessante di questa meravigliosa storia riguarda però le dimensioni dell’Horologium Augusti. Per tantissimo tempo, complice anche un passo di Plinio il Vecchio ( Naturalis Historia, XXXVI, 72 ss), che rappresenta l’ unica descrizione del monumento, si è ipotizzato che esso potesse essere costituito da un enorme quadrante lapideo sul quale erano indicate le linee delle ore comprese nel cosiddetto “aracne”, un reticolato composto da linee rette poste in direzione verticale-obliqua (linee orarie) e da linee curve in direzione orizzontale.
Nonostante nel corso dei secoli vi furono molteplici ricostruzioni del gigantesco “aracne” (famosa è quella del Piranesi), connesso con l’indicazione delle date più care all’imperatore Augusto e con la presunta vicinanza all’Ara Pacis, di esso non venne mai ritrovata alcuna traccia.

Ricostruzione dell'"aracne"

L' "aracne" contestualizzato tra il Mausoleo di Augusto e l'Ara Pacis

La critica moderna (Maes, Heslin) è portata a ridimensionare la meridiana più o meno alle dimensioni e alle fattezze che conosciamo attualmente, ovvero una linea di bronzo incastonata su delle lastre di travertino e lunga circa 75 metri il cui scopo era semplicemente quello di segnare il mezzogiorno e quindi l’altezza del sole durante le varie stagioni dell’anno.
Quindi nulla di riconducibile all’”aracne” o a una gigantesca area lastricata lontana dal centro dell’Urbe e la cui manutenzione, a causa delle inondazioni del Tevere, poteva risultare molto complicata. Si suppone inoltre che il livello del suolo in cui si trova attualmente la meridiana (circa 6 metri e 30) non fosse quello originale dell’epoca di Augusto, il quale probabilmente si trovava a circa 8 metri di profondità rispetto a quello odierno. Gli archeologi sono propensi a ipotizzare un innalzamento del livello effettuato durante l’impero di Domiziano, epoca in cui la meridiana, di conseguenza, sarebbe stata smembrata e rimontata circa due metri più in alto, proprio per ripararla dal rischio di inondazioni.



Inoltre i caratteri e le parole in greco presenti accanto alla linea di bronzo giustificherebbero l’operato di maestranze e matematici provenienti proprio dalla Grecia, i quali forse costruirono l’Horologium secondo un preesistente modello greco che dovevano conoscere molto bene e che probabilmente ricopiarono tout court (i "venti Etesii" indicati dall'iscrizione ritrovata, spirano non a caso in estate da nord proprio nel mare Egeo).

Possibile fruizione museale della Linea Meridiana scavata da Buchner, così come immaginato dall’architetto Günther Leonhardt di Stoccarda - da http://www.ingauber-meridiane.it

Perché venne edificato l’Horologium Augusti? Sinceramente è molto difficile stabilirlo. Probabilmente ciò che rende unico questo strumento astronomico rispetto agli altri che erano presenti a Roma, oltre alla dimensione, è la sua capacità di funzionare con precisione come calendario rispetto ai tanti orologi solari esistenti nella Roma augustea e molto spesso poco precisi.
Gli archeologi suppongono che l'Horologium Augusti possa estendersi in tutta la sua lunghezza sotto il livello occupato attualmente dagli antichi edifici presenti nella zona di Via del Campo Marzio.



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