NELLA "MADONNA DELLA PAGLIA" SI NASCONDE UN PRESAGIO DELLA PASSIONE DI CRISTO?

Antoon Van Dyck - Madonna della Paglia - 1625-27 - Galleria Corsini Roma


Antoon Van Dyck (1599 - 1641), fiammingo di Anversa, fu uno tra i più abili ritrattisti del primo Seicento. Allievo di Rubens, dopo una lunga formazione italiana durata sei anni, trovò fortuna a Londra, dove divenne il pittore prediletto del re Carlo I. Si racconta che il sovrano, assiduo frequentatore del suo studio, fosse talmente innamorato dell'arte pittorica di Van Dyck che gli ordinò di apportare delle modifiche al giardino di casa affinchè potesse raggiungerlo più facilmente tramite il Tamigi.
Durante gli anni trascorsi in Italia, il pittore fiammingo dipinse la "Madonna della Paglia", databile agli anni 1625-27, oggi conservata alla galleria Corsini. Si tratta di una scena di Natività che deve il suo nome alla paglia sporgente dalla mangiatoia. Tuttavia, osservando il quadro, c'è un particolare che lascia allo spettatore una sensazione di lieve sconcerto, come se qualcosa non fosse al proprio posto. La Vergine non ha l'amorevole sorriso della madre, anzi sembra essere quasi afflitta, preoccupata da un qualcosa che non si può vedere ma forse soltanto presagire.

Michelangelo Buonarroti - La Pietà - parte della critica ha voluto intravedere nel quadro di Van Dyck una rilettura dell'opera michelangiolesca

Sebbene Van Dyck abbia conosciuto la fama come ritrattista, ebbe comunque modo di produrre una serie di dipinti di elevato valore simbolico (Amore e Psiche, Teodosio e Sant'Ambrogio). Parte della critica ha quindi voluto intravedere nella "Madonna della Paglia" proprio una lettura di questo tipo che spiegherebbe quindi il volto mesto della Vergine.
Pur trattandosi di una scena di Natività, il pittore fiammingo avrebbe posto nella scena una serie di riferimenti simbolici alla Passione di Cristo: Gesù è infatti disteso sulle ginocchia della madre, in una posa che ricorda molto quella della Pietà di Michelangelo (vedi le foto). E' avvolto nel lenzuolo, allo stesso modo in cui, dopo la morte, attenderà la Resurrezione avvolto in un sudario. Sulla destra, inoltre, compaiono degli assi di legno inchiodati e a forma di croce, che potrebbero alludere al tema della Crocifissione, mentre le spighe che spuntano dalla mangiatoia potrebbero ricordare il sacrificio dell’Eucarestia.

Anton Van Dyck - Autoritratto - 1632

Lo sguardo preoccupato di Maria potrebbe quindi far presagire proprio la Passione a cui sarebbe destinato il Bambino. Certo, è solamente una supposizione. Il pittore potrebbe anche aver voluto conferire al volto della Madonna la mestizia che, al momento in cui il quadro venne dipinto, con molta probabilità regnava nel proprio animo. Infatti proprio in quel periodo morì Cornelia, la sorella di Van Dyck e l'evento comportò la fine dell'esperienza italiana dell'artista che nel 1627 fece ritorno ad Anversa.
Anche il destino di Antoon Van Dyck non fu segnato dalla buona sorte. Nonostante il successo londinese che gli portò onori e donne, alla fine del 1641 si ammalò gravemente. Carlo I gli inviò al capezzale il proprio medico personale per tentare di salvargli la vita, ma l'artista morì appena 42enne lasciando la moglie, una figlia nata qualche giorno prima della fine e un'altra figlia avuta ad Anversa. Non fu fortunato neanche dopo la morte in quanto, sepolto nella Cattedrale di San Paolo, la sua tomba fu distrutta in occasione del Grande Incendio di Londra del 1666.
Per fortuna, l'arte di Antoon Van Dyck è ancora oggi viva e godibile per la gioia dei nostri occhi.

Antoon Van Dyck - ritratto di Re Carlo I Stuart - il pittore fiammingo e il re d'Inghilterra erano legati da una forte amicizia. Quando Van Dyck si ammalò, Carlo I cercò vanamente di salvargli la vita in ogni modo. Il destino non fu tenero nemmeno con il sovrano, decapitato nel 1649 


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