SANTA PRASSEDE #1 - IL SACELLO DI SAN ZENONE



Stazionante da secoli nell'ingombrante cono d'ombra di Santa Maria Maggiore, e dal fitto tessuto urbano che non ne definisce a dovere l'ingresso, la Basilica di Santa Prassede rappresenta molto di più di una piacevole sorpresa nelle passeggiate di chi a Roma viene in visita o di chi ci vive.

Per quanto riguarda le origini e la storia di questo antico luogo di culto, essendo argomento troppo vasto, mi limito a dire che da un'iscrizione proveniente del Cimitero di S. Ippolito sulla Via Tiburtina, risalente all'anno 490 circa, abbiamo notizie dell'esistenza sul Mons Esquilinus di un titulus Praxedis il quale ricordava le vicende della famiglia del senatore Pudente, vissuto all'inizio del II secolo d.C. Secondo la tradizione, il nostro sarebbe stato uno dei primi Romani convertiti per opera di San Paolo assieme alle figlie Pudenziana e Prassede. Pudente avrebbe inoltre nascosto molti cristiani perseguitati tra le mura della propria villa sul Colle Esquilino, i cui resti sono stati individuati a nove metri di profondità rispetto alla Basilica. Alla morte di Pudente, le sue due figlie ne continuarono l'opera missionaria all'interno della domus familiare che, oltre a rifugio, grazie anche all'opera di papa Pio I (140-155), divenne un luogo di culto a tutti gli effetti. Pudenziana e Prassede, secondo la tradizione, vennero martirizzate durante il regno di Antonino Pio (138-161). La chiesa attuale si deve invece al rifacimento di papa Pasquale I intorno all'817 circa. Per approfondire meglio la storia della Basilica di Santa Prassede clicca qui



Tornando al nostro discorso, una delle particolarità dell'edificio di culto, è rappresentata dai mosaici, probabilmente tra i più belli di Roma. In questo post vi parlo dei mosaici di scuola bizantina del cosiddetto Sacello di San Zenone, un piccolo oratorio annesso alla basilica (molto raro in epoca altomedievale) che si apre sulla parete della navata destra, edificato nel IX secolo da papa Pasquale I in onore della madre Teodora, che probabilmente fu sepolta in una delle due nicchie interne.

Ingresso al Sacello (esterno)


Sulla parete esterna d'ingresso al sacello, Colpiscono immediatamente l'occhio i due archi concentrici con i clipei raffiguranti santi e sante.
Nella serie interna sono raffigurate la Madonna e il Bambino (al centro) tra San Valentino e San Zenone. Ai lati, le rappresentazioni di quattro sante per lato. Nella serie esterna invece troviamo Cristo (al centro) con i dodici apostoli. Nei clipei presenti negli angoli superiori sono invece raffigurati i profeti Mosè ed Elia. Nei riquadri in basso, invece, troviamo le raffigurazioni, eseguite nel XIX secolo, dei papi Pasquale I ed Eugenio II. L'urna cineraria è invece risalente al III secolo.

Interno
Volta


Clipeo con Cristo Pantocratore sorretto da quattro angeli. Le quattro colonne che sorreggono la volta presentano capitelli anch'essi dorati, base ideale per gli angeli stessi.

Controfacciata


Scena di Etimasia = Trono gemmato vuoto con una croce sul cuscino e i santi Pietro (riconoscibile dalle chiavi) e Paolo ai lati. Molto belli i motivi vegetali nella parte bassa.

Parete di sinistra


Raffigurazione delle Sante Agnese, Pudenziana e Prassede con le mani velate e la corona del martirio. Nell'intradosso dell'arco scena con Cristo che libera Adamo ed Eva dagli Inferi

Nicchia sinistra


Nella parte superiore l'Agnello-Cristo su un monte e i due cervi che si dissetano con l'acqua dei quattro fiumi ivi sgorganti.

Nella parte inferiore, le raffigurazioni con i busti di Maria (con il manto blu), tra le sante Pudenziana e Prassede (con le corone del martirio sul capo) e all'estrema sinistra Teodora, la madre del papa Pasquale I, in onore della quale il pontefice edificò il sacello. 

N.B: il nimbo dietro al capo di Teodora è quadrato. Questa particolare simbologia indica che la donna, al momento in cui il mosaico fu composto, era probabilmente ancora in vita. 
N.B.: La stessa Teodora è indicata dall'iscrizione sopra al nimbo come episcopa, latinizzazione al femminile del termine greco επίσκοπος (vescovo). In merito a questo termine, letteralmente Vescovo Teodora, una parte della critica ha voluto ipotizzare una possibile testimonianza di ordinazione sacerdotale femminile risalente al IX secolo. Oppure, forse in maniera più opportuna, altri studiosi hanno voluto testimoniare il legame di affinità o di parentela con un vescovo, dal momento che la chiesa antica aveva vescovi sposati e che ancora oggi nell'ambito dell'Ortodossia, termini come diakonyssa/diakonissa stanno ad indicare le mogli di diaconi o presbiteri. In questo caso, con molta probabilità, il termine è esteso a Teodora in virtù di essere la madre di Pasquale I, il vescovo di Roma.



Parete d'altare

Parte superiore: Scena di Deesis (adorazione di Cristo) con Maria, madre di Gesù, e san Giovanni Battista. Il Cristo è rappresentato dalla luce che entra dalla finestra;


Nicchia: Trasfigurazione con le figure di Cristo con Mosè e Elia e i tre apostoli Pietro, Giovanni e Giacomo.


Nell'absidiola vi è un mosaico di epoca successiva (seconda metà del XIII secolo) raffigurante la Madonna ed il Bambino che reca un cartiglio con la scritta EGO SUM LUX. Ai lati S.Pudenziana e S.Prassede.

parete di destra


In alto, l'evangelista Giovanni, con in mano il libro del Vangelo, e degli apostoli Andrea e Giacomo. Nella lunetta sottostante, i busti di Cristo benedicente e di due santi probabilmente San Valentino e San Zenone, le cui spoglie Pasquale I potrebbe aver traslato nel sacello dalla Catacomba di San Valentino sulla Via Flaminia a protezione dell'eterno sonno dell'amata madre.

NB In una nicchia aperta sulla parete destra del Sacello si conserva una colonna alta circa 63 cm e con un diametro che varia da 13 a 20 cm, che si ritiene sia stata la colonna alla quale Gesù abbia subito la flagellazione. Questa colonna fu portata a Roma da Gerusalemme dal cardinale Giovanni Colonna nel 1223. La colonna è inserita all'interno di una edicola-reliquiario in bronzo, eseguito nel 1898 su disegno di Duilio Cambellotti.



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