ROMA SEGRETA: Il Mitreo del Circo Massimo





Attenzione: se per la prima volta senti parlare di Mithra e del suo culto, approfondisci l'argomento sul Mithraismo

La porta di un mondo antico e segreto, proprio sotto i massicci edifici dell'ex Pastificio Pantanella, in Via dei Cerchi. Il Mitreo del Circo Massimo è forse uno tra i luoghi più incredibili di Roma perchè, vi assicuro, una volta varcata la porticina di accesso a questo sito, il sospiro di stupore è quasi obbligatorio.

Il Mitreo visto dalla porta di accesso al sito


Scoperto per la prima volta nel 1931, il vasto complesso era situato a pochissima distanza dal lato corto del Circo Massimo, e per la precisione nei pressi delle carceres, ovvero il luogo in cui si trovavano le gabbie di partenza dei carri.

Con molta probabilità si trattava di un complesso a due piani, come si evince dai resti di una scala trionfale che dal livello più basso (dove si trova il mitreo) saliva verso l'alto. Al primo piano dovevano forse essere ubicati gli uffici del curator del Circo Massimo, mentre nel livello più basso, forse già a partire dal III secolo d.C., si installò il luogo di culto.

Le varie fasi di trasformazione dell'ambiente, che originariamente doveva essere posto in stretta connessione col vicino circo, ci vengono testimoniate da ben tre tipologie di pavimenti presenti nel mitreo: un pavimento ad opus spicatum, un pavimento bipedale con bolli di epoca dioclezianea e un pavimento marmoreo con molta probabilità appartenente all'ultima fase, quella propriamente cultuale.

I tre tipi di pavimentazione presenti nel mitreo. Dall'alto in basso - 1) pavimentazione in opus spicatum 2) pavimentazione bipedale con bollo di epoca dioclezianea 3) pavimentazione marmorea appartenente al mitreo vero e proprio


Da chi fosse utilizzato il mitreo non ci è però dato sapere, in quanto il mithraismo era una religione misterica che non diede luogo alla diffusione di scritture rivelate e che prevedeva rituali segreti o riservati solamente agli iniziati. Nell'Impero Romano il culto di Mithra ebbe rapida diffusione grazie al successo che riscosse negli ambienti militari.

Tuttavia lo stato di conservazione dell'ambiente è incredibile: da una prima stanza, probabilmente una sorta di apparitorium (sacrestia) si accede, tramite una porta, al secondo ambiente dove sui muri laterali si aprono due piccole nicchie (forse destinate alle statue di Cautes e Cautopates, i due dadofori di Mithra).



Proseguendo nel terzo ambiente, si arriva nella stanza principale del mitreo: sulla destra si trova il podium in muratura, destinato ai frugali banchetti (agape) che gli iniziati dedicavano al dio dopo il rituale sacrificio. Sulla sinistra è stata invece ricreata la spelunca (grotta) che ricorda il luogo in cui Mithra uccise il Toro e in cui è stato posto il bellissimo bassorilievo raffigurante  l'uccisione del toro cosmico (tauroctonia), la cui morte promuove la vita e la fecondità dell'universo

Al centro del pavimento si trova un grande tondo di alabastro, inserito in uno schema geometrico molto semplice e realizzato con diversi tipi di marmo. Forse si trattava del punto in cui si svolgevano i sacrifici rituali anche se si ipotizza l'improbabile presenza di tori vivi all'interno di questo mitreo. Rimane inoltre ancora oggi sconosciuto il modo di entrata e di deflusso dell'acqua all'interno del complesso e il metodo di raccolta del sangue che fuoriusciva dagli animali sacrificati, dal momento che non sono presenti vasche adibite a tale uso.


Nella parete di fondo si apre un arco che immette nel quarto ambiente in cui vi è un'edicola semicircolare di mattoni, forse destinata a una piccola statua di Mitra che non è stata ritrovata.

Scala trionfale

ICONOGRAFIA MITRAICA
In ogni tempio mitraico, il posto d'onore era occupato da una rappresentazione del dio Mitra, in genere raffigurato nell'atto di uccidere un toro sacro, (tauroctonia): questa scena rappresenterebbe un episodio mitologico, più che un sacrificio animale.
Il mito racconta infatti che Mitra affronta un giorno il dio Sole e lo sconfigge. Il Sole allora stringe un patto di alleanza con il dio che suggella donandogli la corona raggiata. In un'altra sua eroica impresa, Mitra cattura il Toro e lo conduce in una caverna. Ma il Toro fugge e il Sole, memore del patto fatto, se ne accorge e manda al dio un corvo quale suo messaggero con il consiglio di ucciderlo. Grazie all'aiuto di un cane, Mitra raggiunge il Toro, lo afferra per le froge e gli pianta un coltello nel fianco. Allora dal corpo del toro nascono tutte le piante benefiche per l'uomo e in particolare dal midollo nasce il grano e dal sangue la vite. Ma Ahriman, che nel culto mitriatico rappresenterebbe il Dio del Male, invia un serpente e uno scorpione per contrastare questa profusione di vita. Lo scorpione cerca di ferire i testicoli del toro mentre il serpente ne beve il sangue, ma invano. Alla fine il Toro ascende alla Luna dando così origine a tutte le specie animali. Così, Mitra e il Sole suggellano la vittoria con un pasto che rimarrà nel culto sotto il nome di agape
Nelle iconografie la divinità viene spesso rappresentata insieme a due personaggi, detti i dadofori o portatori di fiaccole: i loro nomi erano Cautes e Cautopates. Il primo dei due porta la fiaccola alzata, l'altro abbassata: rappresenterebbero il ciclo solare, dall'alba al tramonto, e allo stesso tempo il ciclo vitale: il calore luminoso della vita e il freddo gelido della morte.
Nella raffigurazione quindi, oltre a Mitra, il Toro, il Sole, e la Luna sono presenti i quattro animali, ovvero il serpente, lo scorpione, il cane e il corvo.



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