LE CAMPANE RACCONTANO: voci, storie e leggende dal passato


Mi sono chiesto spesso come sarebbe potuta essere la voce o il modo di parlare di un re, di un papa o più semplicemente di un popolano vissuto prima che essa potesse essere catturata dalle apposite apparecchiature di registrazione. Ebbene, questo mistero purtroppo non è e non sarà mai risolvibile. Tuttavia una testimonianza di quelle voci, leggende e di quelle generazioni così lontane ci è stata portata nel tempo attraverso il suono delle campane che, ancora oggi, scandiscono le ore della nostra giornata.

Come esempio per la stesura di questo post porto le cinque antiche campane della Basilica di Santa Maria Maggiore, da secoli "residenti" nel bellissimo campanile (il più alto di Roma) costruito tra il 1375 e il 1376. Ebbene, la campana maggiore, quella più grande, rappresenta a tutt'oggi un filo diretto con il Medioevo in quanto venne fusa nel 1289 da Guidotto Pisano per interessamento della famiglia Savelli. Attraverso il suono di questa opera d'arte, che è riuscita praticamente a valicare i secoli, possiamo idealmente risalire alle voci degli uomini di cui la campana è in realtà l'unico testimone diretto e trait d'union con i nostri giorni.





Le altre campane presenti nel castello sono risalenti tra il XVI e il XIX secolo ma una menzione a parte merita la campana detta "La Sperduta" che alcuni studiosi di "cose Romane" hanno voluto identificare in un esemplare conservato all'interno dei Musei Vaticani. Questa campana sarebbe stata dono di Alfano, camerlengo di papa Callisto II (1119-1124) e venne rimossa dal campanile di Santa Maria Maggiore alla fine dell'Ottocento durante il pontificato di Leone XIII.


L'originale campana detta "La Sperduta" conservata nei Musei Vaticani (foto da romaleggendaria.blogspot.it)


Una leggenda di epoca cinquecentesca (di cui è conosciuta più di una versione) racconta che, in pieno Medioevo, una pastorella intenta a pascolare le greggi sui prati che allora popolavano il colle Esquilino perse la via di casa. Le ricerche si protrassero per molte ore e, calata ormai la sera, fu deciso di far suonare le campane della basilica affinchè la pastorella potesse ritrovare la strada del ritorno. La giovane non sarebbe mai tornata ma la campana avrebbe continuato a suonare per anni, alle 2 di notte, al fine di chiamarla. Un'altra versione narra invece di una pellegrina smarrita che, dopo aver invocato l'aiuto della Vergine, avrebbe udito in piena notte il suono delle campane di Santa Maria Maggiore che l'avrebbero quindi guidata verso la salvezza. A memoria di quanto accaduto la pellegrina avrebbe inoltre lasciato una rendita per far suonare quella campana (che fu così denominata "La Sperduta") perpetuamente alle 2 di notte. Leggenda o verità, "La Sperduta" suona ancora oggi ogni sera alle ore 21 trasmettendoci tutto il fascino di epoche e tradizioni così lontane.


Una foto di metà Ottocento circa con Santa Maria Maggiore sullo sfondo (facciata su Piazza dell'Esquilino). La zona era ancora piena di orti e testimoniava un passato agreste. Il paesaggio in cui nacque la leggenda de "La Sperduta" - foto da Roma Sparita



                                           
                                           Il suono de "La Sperduta" - con sottotitoli in inglese



Esecuzione del "Plenum" - concerto di tutte le campane
oltre a "La Sperduta" suona anche "La Pisana" fusa da Guidotto Pisano nel 1289


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