CORRISPONDENZE FIGURATIVE NEL "RATTO DI PROSERPINA"





[...]"paene simul visa est dilectaque raptaque Diti: 
usque adeo est properatus amor. dea territa maesto
et matrem et comites, sed matrem saepius, ore
clamat, et ut summa vestem laniarat ab ora,
collecti flores tunicis cecidere remissis,tantaque simplicitas puerilibus adfuit annis, 
haec quoque virgineum movit iactura dolorem" [...]
(Ovidius, Metamorphoses, 5, 395-402)


I drammatici, veloci e audaci versi di Ovidio descrivono in maniera sintetica quanto perfetta il mito del ratto di Proserpina, episodio che nei secoli successivi al sommo poeta troverà tanta fortuna all'interno della nostra arte figurativa. Uno degli esempi più mirabili della raffigurazione del mito è la scultura bronzea opera di Pietro da Barga e risalente intorno al 1587. 



L'artista riesce a riprodurre molto bene il senso "cinetico" dei versi ovidiani: l'azione rapida e decisa portata da Plutone (Dite) nell'abbracciare Proserpina, la quale si contrappone alla bruta volontà del dio attraverso un altro deciso movimento con cui sembrerebbe volersi portare fuori dall'abbraccio stesso e quindi dal ratto. Pietro da Barga riesce a rendere molto bene anche l'audacia della poesia di Ovidio nella veste strappata via dall'impeto, quasi a sottintendere la perdita dello status virginale della fanciulla mentre le teste del cane Cerbero cercano di addentare la gamba di Proserpina.



Quest'opera seppur semplice ma di grande energia, non poteva non colpire l'occhio di Gianlorenzo Bernini che ne rielabora il moto sublimandola, secondo le chiavi di lettura barocche, in un capolavoro di rara bellezza ed intensità, il quale non si distacca nè dal pathos espresso nei versi di Ovidio, nè dalla elegante sensualità degli stessi, che riemerge nella forza di quel famosissimo particolare della mano di Plutone che affonda la carne della giovane e reticente Proserpina. 








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