Una piazza, due mondi
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La Stazione Transalpina |
Giorno II - di colpo l'aria si fa gelida, il vento sferzante mentre il cielo plumbeo ci porta in omaggio il suo regalo: innumerevoli perle di pioggia che si abbattono su Gorizia con inaudita violenza. Di fronte a me vedo la Stazione della Transalpina, una tra le migliori ferrovie che l'Impero Asburgico, ad inizio dello scorso secolo, potesse vantare.
Nell'omonima piazza si toccano due mondi fino a poco tempo fa incomunicabili. Italia e Slovenia, messe in parallelo dalle profonde cicatrici della guerra, cercano un'intercomunicabilità a volte difficile, a volte incoraggiante. Nel corso del tempo sono stati fatti tanti passi in avanti: le partite a pallavolo, con la grata del confine che fungeva da rete, la stella rossa visibile sopra il tetto della stazione (allora sita in territorio jugoslavo), la piazza divisa da un muro, sono fotografie che appartengono oramai al passato.
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La placca che indica il confine tra Italia e Slovenia al centro della piazza. |
Oggi la Transalpina è sgombra da confini ma a distanza di 50 metri si percepiscono due lingue e due modi di essere molto differenti tra di loro. Da una parte le casette liberty della gorizia italiana e, oltre la stazione, i palazzoni in cemento armato di Nova Gorica (la Nuova Gorizia voluta dal maresciallo Tito) bagnati dalla pioggia. Qui, una volta, iniziava l'est ma ancora oggi è impossibile non riconoscere il fascino emanato da un punto di confine trasformatosi in simbolo e potenziale trade d'union di due etnie differenti.
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Oltre la stazione, il panorama di Nova Gorica |
Una ferrovia storica
La Ferrovia Transalpina venne ultimata nel 1906 come collegamento terminale della lunga via ferrata che univa Ceske Budejovice (oggi in Repubblica Ceca) al porto di Trieste, all'epoca ancora facente parte dell'Impero Austro-Ungarico, al fine di garantire un collegamento rapido tra i territori interni dello stato asburgico ed il mare attraversando la regione alpina. Il tratto compreso tra Nova Gorica e Jesenice è altamente frequentato dai turisti che vogliono raggiungere le famose località di Bohinj e Bled o, addirittura, l' Austria attraverso il Karavankentunnel.
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Destinazione del treno |
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La pioggia battente e il suo tocco romantico |
Nel piccolo corridoio della stazione Transalpina il silenzio regna sovrano. A parlare sono però i vividi occhi delle anziane e rugose donne slave, probabilmente pendolari, che attendono religiosamente il proprio treno sedute sui vecchi bancali di legno mentre parlottano sottovoce tra di loro.
Una voce metallica avverte che il treno per Jesenice ci sta attedendo al binario. E' un vecchio diesel appena riverniciato corrispondente più o meno a un nostro interregionale. Con piacere, notiamo che lo scompartimento, è riscaldato e che la moquette presente ovunque ci garantirà almeno un paio d'ore di confort. Anche nel treno il silenzio è consuetudine radicata: perfino tra gli studenti che, terminata la giornata scolastica, stanno tornando nelle rispettive case.
La ferrovia transalpina, nel suo primo tratto, segue passo passo il corso dell'Isonzo. Il treno, uscito da Nova Gorica, percorre il famoso Ponte di Salcano , un capolavoro dell'ingegneria italiana (fino al 1947 questi territori facevano parte del nostro paese), per poi costeggiare il fiume in una lunga e angusta gola. Il verde è il colore dominante. Anche le acque dell'Isonzo sembrano infatti fare da pendant al paesaggio che ci circonda.
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Ponte di Salcano/Solkanski Most (foto Wikipedia)
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La stretta, verdeggiante gola in cui scorre l'Isonzo |
Il treno sbuffa arrancando in salita e raggiungendo gli abitati più importanti della zona: i paesi di Kanal (Canale d'Isonzo) e di Most na Soci (S.Lucia d'Isonzo), dove scende la maggiorparte dei viaggiatori. A questo punto la Transalpina devia il suo percorso preparandosi ad affrontare l'avversario più ostico presente sul suo cammino ferrato: le Alpi Giulie.
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Cimitero di guerra austro ungarico a ridosso della ferrovia |
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Canale d'Isonzo/ Kanal |
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La caratteristica stazione di Most na Soci / S.Lucia d'Isonzo |
Cercando di scorgere qualche particolare del paesaggio da fotografare nel bel mezzo della pioggia battente, mi accorgo che le caratteristiche ambientali stanno cambiando molto velocemente. La stretta gola verdeggiante in cui scorre il fiume ha infatti lasciato il posto alla grande parete di roccia del massiccio del Monte Tricorno (Triglav), purtroppo coperto dalle nuvole. La Slovenia è un paese in cui i paesaggi cambiano con una rapidità a dir poco sorprendente: si passa dal mare dell'Istria alle Alpi in circa 200 km e questa particolarità non comune rende questa piccola repubblica molto affascinante.
Lasciata la stazioncina di Podrbdo (Piedicolle) il treno entra nella cosiddetta Galleria di Piedicolle (lunga circa 6,3 km), che fino al 1947 segnava il confine tra Italia e Regno dei Serbi, Sloveni e Croati, oggi invece valico dello spartiacque alpino.
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Il paesaggio alpino e la stazione di Podbrdo/Piedicolle |
All'uscita del traforo, in prossimità del villaggio di Bohinjska Bistrica (il nome è quasi impronunciabile), ci accoglie una sorpresa: nevica! Da qui, altri 20 km circa ci separano da Bled, che è la meta del nostro viaggio. Finalmente arrivati nella stazioncina di Bled Jezero, scendendo dal treno oramai quasi vuoto, abbiamo come l'impressione che ad accoglierci non ci sia praticamente anima viva.... (continua...)
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Neve in quel di Bohinjska Bistrica |
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Giunti a destinazione!!! |
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