IL FASCINO DELLA CACCIA AL TESORO: RATTO D'EUROPA ROMA E GEOCACHING






Una corsa contro il tempo tra enigmi da risolvere, indizi da scovare, misteriose filastrocche da decifrare e luoghi sconosciuti da esplorare. Fin dalla più tenera età sono rimasto affascinato e rapito dalle trame che ruotano intorno a una caccia al tesoro. Dagli ormai datati esperimenti tv di Jocelyn fino alla saga cibernetica di Monkey Island, il mio immaginario è sempre stato conquistato dall’avventura e da quell’onnipresente, affascinante alone di mistero da svelare.

Monkey Island: dove tutto ebbe inizio

Lo scorso fine settimana ho avuto finalmente il piacere di partecipare per la prima volta ad una caccia al tesoro vera e propria, organizzata dall'ASSOCIAZIONE TEATRO di ROMA nell’ambito del progetto “Il Ratto d’Europa e denominata Sulle tracce di Europa, ovvero come ti svelo un antico mistero tra le vie della capitale”. 

La mia squadra al termine della Caccia al Tesoro

Il gioco si è snodato tra le quinte di Piazza Navona, il Colosseo, Trinità dei Monti e Piazza del Popolo, ed è stato disputato tra squadre di “Ratti” composte da dieci giocatori. Obiettivo tassativo: salvare Europa dalle grinfie dell’oscura setta dei Sallaciani. Il tutto risolvendo enigmi, svelando templi nascosti ma soprattutto scoprendo alcuni luoghi della nostra città che, in tutta sincerità, finora non conoscevo. In particolar modo il cortile di Palazzo Attolico in Via di Parione (a due passi da Piazza Navona) e Palazzo Cardelli (bellissimo lo scalone con i suoi stucchi seicenteschi), nelle adiacenze di Via della Scrofa.

Il nauchleos, puntatore indispensabile per salvare Europa

In poche parole un’esperienza a 360 gradi tra attività fisica (una lunga marcia a piedi di 6 ore), esercizi di logica per scovare gli indizi necessari per salvare la povera Europa e un viaggio nei tanti tesori artistici del centro di Roma.

Foto: Essere o non essere i primi. Questo è il problema
Il teschio: fondamentale strumento per calcolare una triangolazione tra i tetti di Roma

Il fascino della caccia al tesoro mi ha quindi portato ad approfondire il discorso inerente questo particolare tipo di gioco. Pertanto ho cominciato ad interessarmi al Geocaching, ossia un tipo di caccia al tesoro in cui i partecipanti, detti "geocacher", usano un ricevitore GPS per nascondere o trovare dei contenitori di differenti tipologie e dimensioni, denominati appunto "cache".

Il geocaching è un'attività che si pratica in parte su internet, in parte all'aperto. Gli "hiders", ossia i partecipanti al gioco che nascondono i geocache, devono pubblicare su tale sito sia le coordinate (longitudine e latitudine) in cui si trova il contenitore, rilevate accuratamente con un ricevitore GPS, sia una descrizione del luogo, il tutto accompagnato da eventuali suggerimenti. Questi sono spesso necessari in quanto la precisione del GPS difficilmente scende al di sotto del 3-4 metri ed all'errore della propria unità bisogna anche sommare quella dell'unità di chi l'ha nascosta. Per ogni cache nascosto esiste sul sito ufficiale una specifica pagina web con le caratteristiche, la descrizione, eventuali aiuti ("hint"), alcune foto o immagini, ecc. ecc.

File:Geocache.jpg
Una Geocache (foto Wikipedia)

I "seekers", ossia gli utenti che vogliono cimentarsi nel ritrovamento dei geocache, possono accedere al sito web, acquisire le coordinate del o dei cache che intendono cercare e, dotati a loro volta di un ricevitore GPS, mettersi alla ricerca del contenitore. Una volta ritrovato, il geocacher deve seguire le semplicissime regole del gioco: riporta nel logbook il proprio ritrovamento e, qualora lo volesse, può prendere un oggetto dal contenitore, ma in quel casodeve lasciarne uno proprio. In questo modo i contenuti dei cache cambiano ad ogni visita.  

Per quanto riguarda dimensioni ed ubicazioni delle cache, non c'è limite alla fantasia: se ne possono infatti trovare delle dimensioni più disparate. Quelli enormi, tipo i bidoni della vernice o anche barili, posti in caverne o deserti, quelli più normali realizzati, ad esempio, con i contenitori in plastica da frigorifero. Vi sono poi quelli molto piccoli, fatti con i porta rullini di pellicola fotografica o scatoline di chewingum o caramelle, spesso nascosti nei buchi di muri, e che possono contenere solo oggetti quali biglie o monetine e infine ci sono i cache di pochi centimetri (chiamati "nano-cache"), sovente magnetici, che contengono solo il logbook sotto forma di foglietto arrotolato, che sono i più adatti per i frequentati centri cittadini.

File:Geocache CZ 05.JPG
Le cache possono essere nascoste nei posti più impensabili (foto Wikipedia)

Non esistono limiti alla fantasia anche per quanto concerne le tecniche di camuffamento dei geocache, utilizzate con il fine di renderne difficile un eventuale ritrovamento casuale. I geocacher più appassionati dipingono o modellano i propri contenitori in modo che siano perfettamente integrati nel luogo in cui vengono nascosti.
Per gli amanti della caccia al tesoro si tratta quindi di un discorso da approfondire ulteriormente e che prossimamente riprenderemo in maniera più dettagliata sulle pagine di questo blog...

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