LA CELLA DI SAN DOMENICO DETTA "DEL BERNINI" IN SANTA SABINA



Questa cappella, creata in un piccolo vano collocato nel piano rialzato del convento della Basilica di Santa Sabina all'Aventino, indicherebbe secondo la tradizione il luogo in cui San Domenico di Guzman (1170-1221) era solito ritirarsi in preghiera. Sempre a detta della tradizione, nella cella in questione, sarebbe avvenuto un colloquio privato tra lo stesso San Domenico e San Francesco d'Assisi.
Solamente in tempi recenti la sistemazione dell'antica cella è stata messa in connessione con il nome di Gian Lorenzo Bernini che ne avrebbe condotto il progetto ormai settantenne, durante l'ultimo periodo della sua produzione. Finanziatore dell'iter progettuale, come ricorda un cartiglio marmoreo realizzato per l' imperitura memoria, fu papa Clemente IX (1667-1669), il quale allo stesso Bernini aveva commissionato la realizzazione delle statue degli angeli di Ponte Sant'Angelo.



Papa Rospigliosi, nel corso del suo breve pontificato, era solito passare i periodi di Quaresima all'interno del convento di Santa Sabina. Probabilmente fu durante uno di questi ritiri spirituali che maturò l'idea di sacralizzare la cella di San Domenico affidandola all'opera di Bernini.

Ciò che colpisce in questo luogo di ridotte dimensioni, è comunque il percorso "processionale" studiato alla perfezione per colpire emotivamente il visitatore. Questo è un tipico elemento berniniano riscontrabile anche in altre opere architettoniche più imponenti come la Scala Regia in San Pietro o il Colonnato stesso. Qui il percorso parte dal nartece, passa per le due rampe di scale, arriva nel semplice vestibolo per infine trovare il culmine nell'anticamera e, naturalmente, nella cella dove è posta l'altare.


L'anticamera è caratterizzata da paraste scanalate di ordine ionico, inframezzate da specchiature di marmi pregiati, e da una trabeazione continua. La volta è a botte ed è divisa in tre settori: in quello centrale si può ammirare l’affresco dell’Apparizione della Madonna a San Domenico, opera di Ludovico Gimignani (1643-1697). Ma il tocco berniniano vero e proprio consiste nell’apertura, che il visitatore entrando nell'ambiente non può vedere, posta sopra la porta d’ingresso dell’anticamera, che inonda di luce il vano fino alla cella del Santo.



Colgo l'occasione per postare anche le foto di uno dei chiostri della basilica e del famoso albero di San Domenico, visto da un punto di vista differente rispetto al tradizionale foro.







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