La Via Crucis sul Monte dei Cocci



Monte dei Cocci: un'altura che sorge nel cuore di Testaccio, a due passi dal centro storico, ma tutt'oggi quasi inaccessibile. L'ascensione alla sommità del colle può avvenire soltanto in due modi: prenotando una visita guidata o partecipando alla tradizionale Via Crucis del Venerdì Santo.

            


Per conoscere meglio un'antica tradizione del nostro territorio di cui si parla poco e fare qualche scatto interessante, abbiamo partecipato alla rievocazione storica della Passione. Documentandoci meglio, abbiamo scoperto che il Monte dei Cocci, fin dal Medioevo, era il luogo ritenuto più adatto per "trasportare" lo scenario del Golgota nel profilo della Capitale della Cristianità.

Veduta verso il quartiere Ostiense
              

Ma andiamo con ordine: Monte Testaccio è un'altura creatasi in un tempo compreso tra il I secolo a.C. ed il III d.C. grazie all'accumulo di materiale anforario, di origine nordafricana ed ispanica e destinato alla conservazione di vino ed olio, proveniente dal vicino porto fluviale (in età Romana ubicato approssimativamente nell'odierna area di Ponte Sublicio - Ripa Grande). Particolare di rilievo: stiamo parlando di un "monte artificiale" formatosi dal ruolo di discarica che la zona rivestiva in età tardo repubblicana ed imperiale. Percorrendo per il ripido sentiero che porta alla vetta è infatti possibile notare che, di fatto, si cammina su un terreno costituito da migliaia di cocci d'anfora stratificati e compattati tra di loro nel corso dei secoli.

Veduta verso l'Aventino
                    

Nel medioevo, la zona perse il ruolo di discarica rivestito nei secoli precedenti, e sulla sommità del monte iniziarono a tenersi spettacoli "ludici" molto cruenti che spesso vedevano per protagonisti animali o persone di religione ebraica costrette ad entrare all'interno di botti chiodate, successivamente lanciate fatte scivolare sulle pendici del monte fino alla pianura circostante.

Contemporaneamente, sulle pendici del monte,  iniziò a prendere piede l'abitudine di rappresentare la Via Crucis nel corso delle celebrazioni del venerdì Santo. Lo testimoniava già all'epoca una croce eretta sulla sommità del colle, sostituita successivamente da quella che  possiamo ammirare ancora oggi. Nel '700 questa tradizione raggiunse il proprio apice in quanto l'altura rappresentava l'ultima stazione della Via Crucis itinerante che si snodava per tutta la città.


Veduta verso il rione Testaccio e il centro storico
                   

Nel corso del tempo questa usanza è giunta fino a noi a conferma del ruolo importante che il monte dei Cocci ha da sempre rivestito nell'ambito di Roma anche durante l'ultimo secolo: punto focale di un rione operaio, pascolo per le greggi, posizione strategica per le operazioni belliche nel corso della II GM fino al ruolo di testimone silenzioso della movimentata (e troppo spesso invadente) vita notturna che si svolge sotto le sue pendici.


                     

Ecco spiegata la denominazione di Monte dei Cocci

La rievocazione della Via Crucis




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