GLI ARABESCHI DI MATISSE



Un piccolo post sulla mostra "Matisse arabesque", in chiusura il 21 Giugno alle Scuderie del Quirinale. Rassegna molto interessante per l'artista trattato e per i bellissimi reperti di ceramica islamica medievale. Peccato per l'illuminazione un pò troppo invadente che a mio parere, da vicino, disturba l'osservazione delle opere d'arte esposte.



MATISSE IN BREVE

Descrivere nell'esiguo spazio di un post la produzione di Henri Matisse non è semplice e probabilmente neanche necessario al senso del post stesso. Come al solito, se vuoi, clicca sui link in giallo per approfondire il discorso, senza dubbio tanto vasto quanto affascinante.

Henri Matisse nasce nell'ultimo giorno di Dicembre del 1869 a Le Cateau-Cambrésis, la città dal nome suadente ricordata in tutti i libri di storia per la pace del 1559 che pose fine alle guerre tra Francia e Asburgo. Figlio di un commerciante di sementi, dopo aver studiato legge ed aver iniziato una carriera da impiegato statale, nel 1889 viene operato di appendicite e, durante la lunga degenza, ha il suo primo, fatale, incontro con la pittura. Come l'artista affermerà in seguito, descrivendo quel momento fondamentale nel corso della sua vita, fu "come una specie di Paradiso". Tuttavia si racconta che il padre non apprezzò la scelta intrapresa dal figlio.

I pesci rossi (1911)




Nel corso degli anni, il percorso della sua produzione artistica portò Matisse ad avvicinarsi a diverse correnti pittoriche che lasciarono tracce indelebili nelle sue opere. Prima le basi impressioniste, poi il pointillisme e i fauves, poi l'amicizia fraterna con Picasso, e ancora il ritorno all'ordine caratterizzato dai rapporti allacciati col musicista Igor Stravinskij per il quale ideò i costumi dell'opera Chant du Rossignol. Non si fermò qui: le grandi e tondeggianti Odalische, l'attenzione alla grafica, al collage, alle decorazioni vetrarie e murali che caratterizzarono l'ultima parte della sua vita terminata nel 1954 a Nizza.  


L' ARABESQUE

La mostra allestita alle Scuderie e curata da Ester Coen è incentrata sulle suggestioni che l'Oriente apportò nella pittura di Henri Matisse. Suggestioni che risultano fondamentali e determinanti. Non a caso la formazione pittorica del nostro inizia in ambito simbolista, presso l'atelier di Moreau, e prosegue dal 1895 all'Ecole des Beaux Arts, all'epoca, frequentata da molti docenti orientalisti. Da lì a poco, un altro incontro: quello con l'art decò e con l'arte islamica

Ritratto di Yvonne Landsberg (1914) - Un Matisse molto influenzato dall'esperienza cubista


A Parigi è il periodo dei grandi allestimenti e delle esposizioni che aprono all'Oriente. Non è un caso perchè, contemporaneamente, la Francia si apre al colonialismo in Africa e nei paesi arabi. In campo pittorico iniziano a circolare le prime suggestioni, i primi echi che raccontano di arabeschi, colori, spazi vasti. Matisse ne è colpito a pieno: vede la collezione islamica del Louvre e le mostre del 1893 e del 1903 che si tengono al Musee des Arts Decoratifs oltre alla grande Expo parigina del 1900 che celebra l'avvento del nuovo secolo dedicando ben sei padiglioni a sei paesi islamici differenti (Turchia, Persia, Marocco, Tunisia, Algeria ed Egitto).

Zorah sur la terrasse (1912)
                                             
Matisse però non si ferma soltanto al mero simbolismo. La sua concezione di spazio vasto e quasi indefinito, la propensione per i contrasti cromatici, lo portano a frequentare le gallerie delle avanguardie, Vollard in primis, ad intrecciare rapporti con altri artisti come Derain, Dufy, Braque, Picasso e ad assaporare sul posto quel gusto arabesque che ha toccato la sua sensibilità fin dal principio. Viaggia in Marocco e in Algeria dove dipingerà diverse tele presenti a questa mostra. Partecipa all'esposizione di "arte maomettana" del 1910 a Monaco di Baviera e nel 1911 è a Mosca per curare l'installazione la Danza e la Musica in casa di Schukin.

Marocaine en vert (1912)

Col declino della stagione avanguardista ed il successivo ritorno all'ordine, Matisse approfondisce lo studio della decorazione, dello spazio privo di costrizioni formali, dei molteplici punti di vista prospettici e dei motivi intrecciati delle civiltà orientali, in particolar modo di quella islamica, le quali, fino alla fine dei suoi giorni, diventano il punto di partenza per effettuare una vera e propria indagine sull'arte che, in alcuni casi, sconfina anche in tecniche differenti da quella pittorica quali grafica e collage.

Odalisca blu (1921)

Due Modelle in riposo (1928)
Interno con fonografo (1934)


Molto particolare l'idea di accompagnare il percorso museale con alcune citazioni dello stesso Henri Matisse. A conclusione del post ne cito due che rendono l'idea sul tema dell'esposizione trattata:

"La révélation m'est venue d'Orient "


Katia en robe jaune (1951)


“La preziosità o gli arabeschi non sovraccaricano mai i miei disegni, perché quei preziosismi e quegli arabeschi fanno parte della mia orchestrazione del quadro.”





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